• Agricoltura, nel 2018 produzione in ripresa. Italia leader in Europa

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    Gabriele canali

    I dati Istat appena resi noti relativi all’andamento del settore agricolo e dell’industria alimentare nel 2018 confermano diverse tendenze in atto già da tempo e ne evidenziano alcune nuove. Dopo i dati negativi del 2017, l’agricoltura italiana nel 2018 è riuscita a recuperare un poco sia in termini di valore della produzione che in termini di valore aggiunto: il valore della produzione di agricoltura, silvicoltura e pesca ha raggiunto i 59,3 miliardi di euro, con un +0,6% rispetto all’anno precedente; il valore aggiunto ha superato i 33 miliardi, con un incremento dello 0,9%.

    L’industria alimentare, delle bevande e del tabacco ha messo a segno una ripresa ancor più significativa, con un incremento del valore aggiunto pari al 2,7% in volume e del +2,9% in valore. Nel complesso, quindi, l’intero agroalimentare ha contribuito alla formazione del 3,9% del valore aggiunto dell’intera economia del Paese (2,1% il settore primario e 1,8% l’industria).

    A fronte di un andamento apparentemente positivo, tuttavia, si segnala un dato negativo in termini di andamento dei prezzi dei prodotti rispetto a quello dei fattori di produzione: nel 2018 i prezzi dei prodotti agricoli sono infatti cresciuti solo dell’1,1%, mediamente, mentre quelli dei fattori di produzione sono aumentati del +3,9%. Il fatto che questo andamento sia comune anche a livello europeo non lo rende meno importante.

    Un dato positivo, invece, è quello relativo all’occupazione: il settore agricolo, infatti, si conferma in grado di assorbire nuove quote di lavoratori, specialmente dipendenti, a fronte di una lenta ma progressiva (e forse inesorabile) diminuzione dei lavoratori indipendenti: nel 2018 le Unità di lavoro dipendente sono cresciute del +2,5%, mentre la componente indipendente è diminuita del -0,2%, con un risultato complessivo pari a +0,7%.

    In termini di prezzi, nel 2018 l’Istat segnala, tra gli altri, un forte aumento dei prezzi dei prodotti foraggeri (+18,9%), un incremento molto più limitato per i cereali (+2,9%) e una riduzione di quelli relativi alle produzioni zootecniche (-2,2%). È quindi evidente che, anche a causa dell’evoluzione della ragione di scambio, la redditività del settore zootecnico, in particolare, non è stata, mediamente, positiva.

    È particolarmente importante ricordare, specie ora che ci avviciniamo alla revisione della Pac, che l’Italia è il primo Paese in Europa in termini di valore aggiunto agricolo e il secondo, dopo la Francia, in termini di valore della produzione, mentre è solo il quarto in termini di contributi alla produzione incassati: 4,9 miliardi, contro 5,8 della Spagna, 6,8 della Germania e 7,8 della Francia. Così il rapporto tra contributi e valore aggiunto passa dal 40,7% della Germania al 34,9% del Regno Unito, 34,8% della Polonia, 24,3% per la Francia e solo 15,3% per l’Italia.

    Gabriele Canali 05-08-2019 Tag: agricolturaindustria alimentareagroalimentareprezzifattori di produzione
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